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CINEditoriale con Angelo Acerbi

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Settimo giorno della 68esima Berlinale, si inizia con il film tedesco in concorso, "My Brother’s name is Robert and He’s an idiot" di Philip Groening, attesissimo soprattuto dalla stampa tedesca. Il film si classifica anche come il più lungo di questa Berlinale con i suoi 174’ , secondo solo all’imbattibile Lav Diaz con i 234’ della sua opera rock "The Season of the Devil". Secondo film in concorso è invece l’iraniano "Pig" di Mani Haghighi, ancora una volta un film fuori dagli schemi, come ci ha abituato il cineasta, una pellicola meno realista e strutturata rispetto ai classici del cinema iraniano e più grottesca e surreale. Storia di una regista indolente e "mammone" attorno al quale si fa strada un thriller poiché tutti i suoi colleghi vengono man mano uccisi da un serial killer che taglia loro la testa incidendo la parola "Pig" sulla loro fronte. Invece di spaventarsi ed essere veramente terrorizzato dagli eventi, il protagonista sente crescere il malcontento del non essere considerato abbastanza famoso nell’ambiente dal poter diventare una potenziale vittima. Fuori concorso è la giornata di Steven Soderbergh con un dramma moto intenso, "Unsane", la storia di una ragazza rinchiusa suo malgrado in un centro di igiene mentale in un mondo dove nessuno crede alla sua sanità. Da ricordare l’Orso d’Oro alla carriera a Willem Dafoe consegnato ieri sera.

A cura di Chiara Nicoletti Marco Cappellesso Giulio Riservato